Da po’ di anni in molti paesi del Salento si è diffusa l’usanza di allestire presepi viventi che ripropongono quelle attività di una vita quotidiana che oramai appartiene al passato, vengono usati antichi oggetti che per la maggior parte dei giovani di oggi sono del tutto sconosciuti.
La partecipazione della gente è sempre molto grande, quasi si senta il bisogno di non perdere, almeno nella memoria, un’eredità antica che nella vita quotidiana è quasi del tutto scomparsa.
Infatti poter vedere dal vivo delle persone svolgere dei lavori o delle attività che oggi non si fanno più consente di conservare un ricordo fotografico che permette anche dei racconti più dettagliati ai propri figli, non di quello che si è solo sentito nei racconti ma di quello che si è visto con i propri occhi. Questo aiuta anche a capire i comportamenti sociali di generazioni ormai lontane, ma che comunque ci hanno tramandato le evoluzioni stesse di quei comportamenti.
Si conoscono i linguaggi usati nei mestieri per indicare strumenti, attrezzi di lavoro, tutto ciò che faceva parte della quotidianità; si capiscono i diversi rapporti che allora si avevano con la terra, la campagna, le piante e le coltivazioni, le stagioni e l’importanza della pioggia, che oggi avvertiamo più come un disagio per la nostra vita da cittadini. Si capiscono i rapporti con gli animali e le esigenze del loro allevamento, in un rapporto di collaborazione con l’uomo. Si possono vedere delle abitazioni che sono così lontane da quelle di oggi, dove il superfluo la fa da padrone, possiamo capire come le abitazioni rurali, erano strutturate anche nei loro arredi per le esigenze della famiglia e per la conservazione dei prodotti agricoli; un mondo completamente diverso dal nostro, inserito in un contesto socio economico distante da quello odierno.
In questo mondo così lontano da oggi un posto importante era occupato dal cibo quotidiano, e da quello che si preparava per le occasioni eccezionali, per le feste.
Le problematiche alimentari erano ben altre rispetto a quelle di oggi, la carne era quasi un miraggio. Nei disagi alimentari vissuti sino agli anni successivi dell’ultima guerra il pane era un alimento a cui si ricorreva per sfamarsi e che spesso e volentieri letteralmente mancava.
E proprio il consumo del pane – ma anche del pesce e della carne – rivelava sostanziali differenze sociali; i ricchi mangiavano il pesce fresco e i poveri il pesce conservato, salato o essiccato, tra cui il comunissimo ed economicissimo baccalà che, comunque, si cucinava soltanto per le feste.
L’arrivo del Natale e delle feste ad esso collegate rappresentava poi un momento eccezionale per la possibilità di mangiare qualche dolce e, per l’occasione, di poter condividere questi momenti anche con i parenti e con gli amici.
Vi è, tra gli altri, un sito internet che raccoglie tante ricette della tradizione salentina, che cerca anche in questo modo di conservare e di far conoscere le ricette del Salento, che raccoglie i consigli di chiunque voglia dare il proprio contributo aggiungendo nuove ricette, migliorare quelle già esistenti, raccontare i propri trucchetti, quelli delle mamme e delle nonne.
Questo sito è curato da Benedetta, mamma anche lei, che ha raccolto le ricette che ha imparato nel corso di tanti anni, ha elencato quelle che amici le hanno inviato, e quelle che ha scovato in vecchi libri o vecchi quaderni ormai ingialliti e spaginati.
Il sito si chiama Ricette del Salento, e lo potete visitare all’indirizzo www.velocissimo.it, è del tutto gratuito ed in continuo aggiornamento.